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Gaijin – E se fossi tu lo straniero?


“Siamo sempre lo straniero di qualcun altro. Imparare a vivere insieme è lottare contro il razzismo.”


Tahar Ben Jelloun


Al giorno d’oggi noi Italiani siamo abituati ad essere dalla parte di chi accoglie nel proprio Paese persone provenienti da altre nazioni e/o continenti, siamo coloro che i pregiudizi li hanno su chi arriva e cerca di integrarsi nella nostra società con il grande ostacolo della discriminazione. Ma se fossimo noi al loro posto a doverci trasferire in un nuovo Paese, lontano da quello d’origine e con cultura e lingua completamente diverse?

Nonostante facciamo fatica a ricordarlo, gli italiani sono stati un popolo di grandi migranti.

Come dimenticare la grande emigrazione italiana avvenuta tra gli ultimi anni del 1800 e la Prima guerra Mondiale, durante la quale lasciarono la loro terra natìa circa 9 milioni di italiani?

Attualmente, grazie anche alla globalizzazione, le mete degli italiani che migrano all’estero per motivi di lavoro e non, si sono molto ampliate.


In questo articolo vedremo cosa vuol dire per un italiano – o uno straniero in generale – non essere un giapponese in Giappone. Il Giappone è un’ isola situata nel grande Oceano Pacifico e in quanto tale è sempre stato portato a ritirarsi nella propria cultura e nella propria lingua. Quest’ultima rappresenta proprio uno dei limiti maggiori per chi desidera integrarsi nella società nipponica: la lingua giapponese è composta da caratteri grafici complessi con un sistema di sintassi completamente differente da quello delle lingue neolatine, risultando così un grande ostacolo per chi volesse impararla. Tuttavia, si è visto come molti stranieri anche parlando perfettamente la lingua, in quanto non giapponesi vengono comunque in ogni caso esclusi e trattati come stranieri (non necessariamente in modo negativo).

Il Giappone ha una personalità culturale molto forte e proprio il fatto di avere origini straniere, mette in condizione di non poter avere un’identità sociale comune con chi in questo Paese ci è nato . Con il termine “Gaijin” (外人) si indica proprio una persona che non ha la nazionalità di quel Paese, letteralmente “Persona di un paese di fuori”. Nonostante questo sia un termine utilizzato maggiormente in maniera positiva per mostrare rispetto allo straniero (Gaijin-san), alcuni giapponesi con tendenze più conservatrici e discriminatorie, tendono ad utilizzare questo termine nella sua controparte negativa, in maniera totalmente dispregiativa (Baka Gaijin, Gaijin kusai). Inoltre, Tokyo attua una politica molto restrittiva sugli immigrati, distinguendoli in “manodopera altamente qualificata” e “manodopera poco qualificata”, tenendo questi ultimi – considerati poco utili per l’evoluzione del Paese – lontani.

Insomma, vivere in Giappone da stranieri non è una passeggiata, ma è poi così diverso dal vivere in Italia, da stranieri? Ogni anno migliaia di stranieri arrivano nel nostro Paese e nonostante ci vantiamo di accoglierli nel migliore dei modi o di non avere tendenze discriminatorie, riusciamo davvero a farli sentire parte integrante della nostra società? A volte basterebbe immedesimarsi un po’ di più, pensare a come ci sentiremmo noi in un Paese straniero se i suoi cittadini continuassero a vederci come estranei e - anche a distanza di anni – non sentirci ancora parte della società.




Fonti:




Articolo a cura della Dott.ssa Ottavia Fasciano

Laureata in Psicologia Clinica e della Salute

ottaviafasciano@gmail.com


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