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Le mutilazioni genitali Femminili - Quando il cosa è giusto ti viene imposto

"Nessuna donna che non controlla

il proprio corpo può definirsi libera."


(Margaret Sanger)


Le mutilazioni genitali femminili (MGF), sono “tutte quelle pratiche di rimozione parziale o totale dei genitali esterni o ad altre alterazioni indotte agli organi genitali femminili, effettuate per ragioni culturali o altre ragioni non terapeutiche.”(definizione dell’OMS).


L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) le differenzia in quattro tipi:

I tipo : Circoncisione (resezione del prepuzio clitorideo);

Il tipo : Escissione (resezione del prepuzio clitorideo/rimozione totale o parziale delle piccole labbra);

III tipo : Circoncisione faraonica o Infibulazione (escissione parziale o totale dei genitali esterni/cucitura parziale dei lati della vulva);

IV tipo : Manipolazione degli organi genitali femminili.


Tali pratiche sono principalmente riscontrate nei paesi dell’Africa Subsahariana, Settentrionale o Centrale e nella Penisola Arabica ma , per via dei flussi migratori , iniziano da anni ad essere silentemente praticate anche in Europa, Italia compresa, Australia, Canada e Stati Uniti. Tali pratiche vengono eseguite perché si ritiene che “una donna che prova piacere nel compiere atti sessuali sia una donna impossibile da controllare”, ne va dunque della sua vita, del suo matrimonio, della sua famiglia e del suo status sociale. L’età media in cui le bambine vengono sottoposte a tali riti si aggira intorno ai 7 anni, si parla di circa 3 milioni di bambine ogni anno che hanno subito questo attentato alla libertà personale. Il tutto senza anestesia e con l’utilizzo di attrezzatura non considerabile medica per praticarle. Chi subisce tale pratiche è a rischio vita, infatti emorragie e infezione sono le conseguenze più blande riscontrabili, si menzionano anche emorragie massicce dopo il parto, tetano, cicatrizzazione della zone ,compromissione dell’apparato urinario e ovviamente ,la perdita totale o parziale delle terminazioni nervose delle aree coinvolte; senza riuscire a quantificare/qualificare il trauma di un tale vissuto su chi ne è vittima. La bambina/donna porterà sul proprio corpo e nella propria anima le conseguenze di tale atrocità per tutta la sua vita, avrà compromessa la sua sfera intima, relazionale e sessuale.


Le motivazioni che spingono al perpetuare di tale barbaria vengono annoverate come Sessuali (controllo della sessualità femminili), sociologiche (iniziazione all’età adulta delle bambine, status sociale e reddito di chi le compie è interconnesso all’esito delle pratiche), Igieniche/estetiche (i genitali femminili vengono considerati osceni), Sanitarie (si ritiene che incrementino la fertilità), Religiose (in alcuni testi sacri di diverse religioni verrebbero annoverate).


Esistono nei nostri stati di diritto fior di leggi che vietano tali pratiche , come la legge del 09/01/2006,n7 che ne vieta l’esecuzione e infligge pene quali la reclusione carceraria per chi le perpetua.


Tutte le organizzazioni mondali che tutelano i diritti dell’individuo, che si occupano di salute e di emancipazione della donna lottano quotidianamente per tentare di arginare tali pratiche. Eppure, non è ancora abbastanza! La prevenzione e la divulgazione dell’argomento è fondamentale per evitare questo triste destino a milioni di giovani donne, soprattutto se figlie di chi tale pratica l’ha già subita a costo della propria vita.


È arrivata l’ora di fermarlo, di far capire in primis alle donne quanto sia sbagliato lasciare che tali atrocità vengano commesse, tramite ad esempio una giusta e saggia educazione alla sessualità e all’emancipazione della figura femminile da chi, troppo spesso e in troppi campi, mette bocca in questioni che non lo riguarda e che tenta di contenere la donna nel ruolo di moglie e di madre, di incubatrice avanzando motivazioni dalla dubbia credibilità per giustificare tali oscenità.


Bibliografia


Articolo a cura della Dott.ssa Zampetti Teresa


Laureata in Psicologia Clinica e della Salute


zampettiteresa@gmail.com

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